La vita intorno alla carcassa

I fossili ci danno una misura della quantità e varietà di vita sugli antichi fondali marini, una maniera molto efficace di esplorare gli abissi senza bagnarsi. Molte specie ritrovate a contatto con la balena di Orciano Pisano erano già presenti nelle collezioni del museo accumulatesi nel corso di secoli, sia provenienti da Orciano stesso, sia da altre aree toscane nei dintorni di Volterra e Siena, dove appunto affiorano formazioni geologiche plioceniche dalle caratteristiche simili. L’immagine fornita dai fossili raccolti nel 2007 a Orciano ci presenta una carcassa caduta su un fondale, a profondità di circa 100m, divenuta duratura fonte di energia per molti altri organismi, dai grossi predatori e spazzini mobili in cerca di carne, ai più piccoli detritivori e sospensivori, infossati o appoggiati sul fondo, solerti rielaboratori delle più piccole particelle alimentari. Una catena alimentare fossilizzata nello spazio di pochi metri quadrati, attorno al corpo di una grossa balena.

Cosa succedeva nel frattempo nella colonna d’acqua soprastante dove per decenni aveva nuotato la balena prima di morire?

Nelle associazioni fossili delle formazioni politecniche toscane si ritrovano innumerevoli specie di mar aperto: mammiferi e pesci, uccelli e invertebrati. Confrontandole col moderno ecosistema mediterraneo, possiamo ipotizzare le relazioni ecologiche, le modalità dello spostamento, il cibo di cui si nutrivano. Vicino alla costa, altre specie hanno lasciato le proprie spoglie nelle formazioni sabbiose su cui oggi sorgono Vinci e San Miniato, San Gimignano e Pienza. In questi antichi fondali hanno vissuto erbivori grossi e piccoli, i loro predatori, sospensivori protetti da grosse conchiglie e fossatori profondi sui fondali molli.