La sala della balena

Nell’autunno 2006 in un campo di grano presso Orciano Pisano (PI) avvenne il rinvenimento fortuito di una porzione di colonna vertebrale di un grosso cetaceo fossile, in gran parte sepolto entro terreni sabbioso -argillosi di età pliocenica (deposti sul fondo di un antico mare, circa tre milioni di fa). Dopo un sopralluogo effettuato con la Soprintendenza Archeologica per la Toscana si ritenne opportuno recuperare il reperto e provvedere alla raccolta di dati geologici e paleontologici necessari alle future ricerche scientifiche sul reperto. 

Risorsa 13

Il recupero del fossile ebbe luogo tra febbraio e aprile 2007. Lo scavo portò alla luce uno scheletro pressoché completo e in connessione anatomica di un misticete della famiglia Balaenopteridae della lunghezza di circa 10 metri, in giacitura grosso modo orizzontale. 

Associata alle ossa fu rinvenuta una ricca fauna di pesci e invertebrati fossili, a sua volta accuratamente campionata, e la cui posizione rispetto allo scheletro fu documentata attraverso fotografie e rilievi. Successivamente il fossile venne in gran parte isolato dai terreni adiacenti e sottostanti, al fine di poter provvedere alle fasi di distacco finale. Le ossa delicatamente ripulite e lasciate nella giacitura originaria furono trattate con un consolidante per evitare deterioramenti e fornire un’adeguata protezione. Il lungo e paziente lavoro impegnò il personale coinvolto per quasi tutto il mese di marzo.

Nel mese di aprile furono scavate gallerie trasversali sotto lo scheletro, a sua volta suddiviso in nove blocchi. Protetti da imballaggi di poliuretano, i blocchi furono distaccati dal terreno e trasportati nei laboratori del Museo dai Vigili del Fuoco di Pisa.

 

Risorsa 11

«Per la prima volta in Italia sarà possibile osservare – spiegano i curatori dell’allestimento Stefano Dominici ed Elisabetta Cioppi – che cosa è successo in tempi geologici nella comunità marina creatasi alla morte della balena. Vogliamo offrire la sensazione di camminare sul fondo del mare dell’antichità, a 100-150 metri di profondità, grazie anche a un allestimento innovativo, coinvolgente e multimediale, curato dall’architetto Lorenzo Greppi».

Luci, colori e suoni dell’allestimento multimediale ricreano un ambiente marino dove il visitatore, come si trovasse sul fondo del mare, può camminare accanto al fossile per osservare lo scheletro e i resti degli animali che si sono nutriti dei suoi tessuti in decomposizione: squali, razze, granchi, gasteropodi, ricci di mare, bivalvi e vermi mangia-ossa. Al di sopra del visitatore la suggestione di vivere nel mare è accresciuta dalla proiezione di grosse megattere che nuotano e cantano, immerse nel blu.

Spiccano le teche illuminate contenenti reperti paleontologici, zoologici e antropologici, mentre miscroscopi e maschere da sub permettono di vedere video sui micro e macrorganismi marini. Di fronte, 40 comode sedute accolgono il visitatore per ascoltare in cuffia e vedere il video bilingue “Tales of a whale | Storie di una balena”.

L’antenato del moderno ecosistema marino è qui esposto e l’Uomo, la più pericolosa  tra le specie, ne prende parte mettendo a repentaglio, con il suo stile di vita insostenibile, la sopravvivenza degli organismi che vivono nel Mar Mediterraneo.